Testimonianze

La mia esperienza al Centro Polaris è iniziata quando facevo la seconda media, e da quel giorno non ho mai smesso di andarci.
Il centro inizialmente è dove trovi persone che ti aiutano nello studio ma poi diventano rapporti con cui andare a fondo nell’ amicizia, inizialmente il rapporto con loro lo vivevo con il campo del Graal medie poi passando al gruppo superiori...
L\' amicizia che c\' è con Pade, Claudio, l\' Anto, la Vilma e con tutti i ragazzi, gli amici che ci aiutano nello studio e gli universitari ti rende libero di essere te stesso quindi libero di andare fino in fondo nell\' amicizia con loro mentre con altri amici non è cosi... All\' inizio andavo al centro per un aiuto
nello studio ma poi col passare degli anni continuo a venire perchè ho capito che tra noi c\'è una grande amicizia che voglio vivermi fino in fondo.. per capire ancora meglio la realtà...capire cosa ce di buono per me; l\' amicizia con Claudio ho potuto approfondirla anche a scuola perche è stato il mio professore per due anni poi avendo cambiato indirizzo di scelta ho continuato a vederlo nei corridoi; con la mia professoressa di ginnastica non mi trovavo bene, di questo problema parlandone con lui mi sono sentita libera e per me da quel momento tutte le mattine per poter iniziare bene la giornata e viverla alla grande era importante poterlo salutare tutte le
mattine perche mi aiutava a capire cosa c era di buono tra me e la mia prof in modo che quando avevo le ore di ginnastica potessi affrontare le ore di lezione meno pesantemente e facendomi piacere la prof (pur non riuscendoci). Oggi l\' amicizia con gli adulti del centro è diventata talmente grande che noi ragazzi molte volte per stare con loro per andare più a fondo nel rapporto con loro
organizziamo iniziative a partire dall\' aiuto nello studio a una serata al cinema o ritrovarci a pranzo e raccontarci ciò che ci accade. Loro ci aiutano ad amare la realtà in modo grandioso come ci aveva insegnato la Marina; purtroppo, però, ci siamo trovati a dover affrontare la sua morte proprio pochi giorni fa...quindi per tutto questo è a loro che dico grazie perche stare nella nostra compagnia ci aiuta a vivere alla grande.

Letizia Zanzani
Tra le tante cose che hanno influenzato questo anno una in particolare mi ha lasciato un segno indelebile:mia madre. Cinque anni fa circa abbiamo scoperto che aveva un tumore, ma pareva curabile. Lei stessa me lo disse e ne rimasi scioccata,ma essendo di natura ottimista, ero certa che sarebbe guarita. Inizialmente non la trattavo da malata, per me era già guarita e così sembrò. Ma non appena terminammo le cure, scoprimmo che non era finita. La operarono. Io e i miei fratelli la andammo a trovare all’ospedale. La vidi di nuovo stanca e esausta, ma ero sempre convinta che potesse cavarsela, che potesse guarire. Dopo essere andata a salutarla, mio padre mi prese in disparte e mi spiegò una cosa che prima non avevo capito: anche se avevano le avevano tolto tanto, il tumore non l’avrebbe lasciata. Le cure servivano solo per tenerlo a bada, ma non sarebbe andato via del tutto. Le mie certezze, fino a quel momento, solide come la roccia, si sbriciolarono. Per la prima volta, in quella circostanza, tutto mi era diventato chiaro e limpido. Ritornai nella stanza,mi misi a sedere nella sedia in cui stavo cinque minuti prima. Poi piansi perché avevo paura, tantissima paura. Pianse anche mia nonna. Non avevo mai avuto tanta paura come in quel momento. È stato allora che mia madre mi disse una cosa per me bellissima:”Se crolli tu, crollo io”. Questo mi fece piangere di più, ma capii anche quello che voleva dire. Lei senza di noi non sarebbe andata avanti fino a quel punto, perché eravamo e siamo tutt’ora la famiglia che è sempre stata con lei e che le ha voluto bene più che mai. Se noi mancavamo, lei non poteva farcela da sola. Durante questo anno lei è peggiorata, tanto d’ arrivare a non camminare e a non parlare più. Per farmi coraggio e per farne a lei mi ripetevo che non dovevo crollare, che dovevo essere forte. Durante il periodo più difficile mio babbo le è stato vicino sempre,senza mai lasciarla sola. La curava, la faceva mangiare e, se si agitava, lui c’era. Lo ammiravo per questo, perché mi resi di conto che di tutto quello che faceva lui, io non ero capace. La andavo a trovare, le davo un bacio e stavo un po’ con lei, ma niente di più, non ci riuscivo. Mio padre e mio fratello mi consolavano dicendomi che a lei bastava che le stessi vicino, che anche così, ero la sua cura migliore. Nelle ultime settimane la situazione peggiorò ancora di più. A parlare non ci riusciva, mangiava pochissimo (quasi niente) e stava sempre stesa a letto. Eppure mi salutava, si sforzava di dire ciao anche se comportava una certa sofferenza fisica. Per me e per i miei fratelli era presente, come sempre. Io speravo che potesse guarire, desideravo come tutti, che il tumore sparisse del tutto. Però una sera con mio padre ci ritrovammo a parlare della possibilità che la guarigione potesse stare anche nella morte. Io ci pensai molto. Ne parlai anche con una mia amica cara e subito feci una promessa a lei e a me: non dovevo crollare. Anche se mia mamma fosse morta, io non sarei in alcun modo, crollata, ma dovevo cercare di resistere. Per me si sarebbe aperta una realtà nuova, avrei dovuto farci i conti, ma non potevo lasciarmi prendere dallo sconforto. E così in parte è stato. Poi, la mattina del diciannove giugno mi svegliai molto presto: saranno state le sette e un quarto circa. Nonostante il sonno, sentivo la mia nonna piangere nella stanza accanto e mio fratello che cercava di dirle qualcosa. Tra le parole che non capivo, una risuonò nella mia testa come un siluro: AMBULANZA. Scattai in piedi e andai di sopra in casa mia. Entrai e nel corridoio trovai il babbo che piangeva e delle persone in camera sua. Quando mi disse che mia mamma era morta rimasi senza parole. Piansi,come non avevo fatto mai in vita mia. Stavo male perché una donna importante, saggia e dolce, era morta. Non c’era più. Vennero gli amici più stretti . L’Anto mi tenne stretta a sé per buona parte di quella mattinata. Stavo male da non riuscire a stare in piedi e mi dovevano sorreggere. Arrivò anche la mia migliore amica. Rimase con me per tutta la mattina e mi accompagnò in casa
sua. Crollata, ero proprio crollata! Quello che ancora adesso mi sorprende, è che d’improvviso, non per merito mio o per mia volontà, era calma. Non piangevo più, avevo persino la forza di ridere ad una battuta. Mi chiesi perché, ma non trovavo risposa a tanta serenità, non era normale. Come si poteva essere sereni di fronte alla morte di una persona così cara, di colei che ti ha messo al mondo e ti ha cresciuto con tanto amore? Non è logico. Ne parlai con l’Anto e la sua risposta mi lasciò basita, tanto era semplice: ERA LEI. Mia madre mi stava rendendo forte, mi stava sostenendo. Io ero così perché lei mi stava guardando e aiutando dal cielo. Di già! Vedevo le persone intorno a me, persino le mie amiche, piangere e chiedermi perché riuscivo a stare così. Io rispondevo semplicemente che era lei. Lei, dalla casa del Padre, permetteva a me d’essere così lieta, esaudiva il mio desiderio di non cadere e di non lasciarmi sprofondare dal dolore, fino alla disperazione. Non posso incolpare Dio di questo. Non posso perché non sarebbe giusto incolpare colui che mi ha donato l’amore di una famiglia come la mia. Come posso renderlo responsabile di quanto successo! Le malattie esistono, così come esiste la morte e noi dobbiamo farci i conti, ma la morte è l’inizio di una vit, che va oltre l’esistenza umana, non è la fine. Dio ha tolto la sofferenza e il dolore che mia madre provava, rendendola libera. Come potrei non essere grata di questo? Di certo piango e soffro, ma so che ora è davvero libera, so che ora non può più soffrire. È libera e la ringrazierò sempre per ciò che mi ha lasciato. Mi ha insegnato a vivere per le cose belle, mi ha aiutato quando ne avevo bisogno. Ma soprattutto mi ha lasciato una fede e una presenza senza eguali. Gli amici che abbiamo intorno sono il segno più evidente di questo. In Dio ci credo più di prima, sento che adesso per me è più vero di quanto non lo sia stato prima. Perché attraverso mia mamma io ho visto Lui e il realizzarsi della Sua presenza.


Maria Elena Tassinari

M. Elena Tassinari
Un’altra esperienza ancora più bella…Adesso sento veramente di vivere nel senso che ho iniziato ad accorgermi che sono voluta bene davvero dai miei amici e che la Presenza di Cristo C’E’!!!Essere voluta bene vuol dire che sono stata accettata così come sono, col mio carattere, col mio andamento scolastico….Questo mi ha stupito molto perché è un’amicizia diversa da quella che ho avuto (dove quello che contava era essere di un certo livello,bello,ricco).e con il tempo ho iniziato a volermi un po’ di bene.
Da questa esperienza ho imparato che bisogna fidarsi nell’amicizia e accettare le sfide,anche se rischiose; se non diciamo sì alle proposte non possiamo sperimentare, non possiamo renderci conto se la Presenza di Cristo c’è o no.
Non siamo oggetti, siamo fatti semplicemente per vivere. Abbiamo i nostri caratteri,i nostri desideri e allora non resta altro che accettare le proposte,le sfide degli amici…Mi è capitato dopo aver accettato le proposte di alcuni amici, di vivere delle esperienze che non avrei mai immaginato.
Accettando la proposta di Stefano alla 3 giorni, mi accorgo dopo averla vissuta che è stata un’esperienza utile per vedere il bene che mi vogliono i miei amici.


Vero

Veronica
Ho veramente capito che per quanto uno possa non riconoscere e magari non accorgersi neanche di una presenza buona, lei c’è e ci aiuta quando neanche lo vogliamo ... Mi sono accorto e continuo ad accorgermene tutt’ora che non posso più farne a meno.
Stefano
\"Tutti i ragazzi del Polaris mi considerano una ragazza riservata, invece, quest\'anno ho dimostrato un grande cambiamento che loro non si sarebbero mai immaginati... , cosi tutti sono rimasti sorpresi di me.\"
Laghi Monica
Buonasera sono Silvia. La mia esperienza al Polaris nasce da una proposta. Un pomeriggio Cecilia mi ha chiamata per aiutarla ad organizzare un Happening dei giovani. Ora, io non sapevo nemmeno che cosa fosse però suonava bene, lei era stata carina ed io ero alquanto incosciente.
Al di là del fatto di essermi trovata a lavorare praticamente tutti i pomeriggi per quasi un mese intero, iniziò a piacermi (scoprii molto tempo dopo che gli altri ci lavoravano da un’estate). Il 2 ottobre non li conoscevo bene, non sapevo a cosa fossi andata incontro, non sapevo nemmeno perché mi trovassi al Pala de Andrè. Però sentivo che era qualcosa anche di mio, che avevo creato con un gruppo di amici.
Iniziai ad andare al Polaris sempre più spesso per vedere questi nuovi amici così diversi da me. Fino a dicembre ne fui totalmente dipendente, era la mia seconda casa anche perché c’è sempre qualcosa da fare, qualche avvenimento da organizzare. Dopo le vacanze, però, spaventata da tutto questo coinvolgimento ho cercato di diradare le visite. E, di fatto, al Polaris non sono quasi più andata ma ciò non è bastato. C’era come un tarlo che mi tormentava, io lo nascondevo, ma era lì. Quindi ho iniziato a cercare qualcuno - io che ho sempre rifiutato l’aiuto di tutti - per parlare di come stavo. A maggio, presa dai troppi avvenimenti, volevo mollare tutto, volevo essere lasciata in pace. Ma bastava uno sguardo per sentirmi immediatamente coinvolta, per capire che DOVEVO partecipare anch’io. Quando finalmente sono iniziate le vacanze ho pensato che avrei avuto tre lunghi mesi per staccare e invece lunedì pomeriggio mi sono ritrovata al Polaris, per preparare la festa di fine anno. Ma chi me l’ha fatto fare, penserete voi? Quel tarlo. Perché arriverò distrutta questa sera. Perché sarei potuta essere al mare in questi giorni. Perché da lunedì ci sarà qualcos’altro da preparare. Ma io non potrei scegliere diversamente. Tutto ciò che ho fatto, l’ho fatto liberamente. Perché volevo io, per quella fiducia, quello sguardo che mi lanciano. Ho capito di avere dei limiti che ancora non accetto. Ho compreso che c’è chi ci aiuta. Ho litigato, spesso non ho accettato. Ma di una cosa sono certa: comunque vada in futuro questa "cosa" (non riesco nemmeno a definirla) non la potrò più cancellare.
Silvia
Parlare di questa mia collaborazione in occasione dell’Happening di quest’anno non può prescindere dalla mia esperienza al Polaris. L’attività che si svolge all’interno del Centro è finalizzata alla soddisfazione di un bisogno delle persone che sono lì presenti (e intendo questo bisogno in senso molto lato: non solo il bisogno dei ragazzi, ma anche quello degli adulti che si mettono davanti a loro: ritengo che entrambi soddisfino un bisogno). L’Happening è l’aspetto più visibile della nostra esperienza, rivolto alla collettività, è il nostro desiderio di rendere tutti partecipi di quella cosa immensa che ci sta accadendo.
Personalmente, dire che questa esperienza nel suo complesso mi ha cambiato la vita può sembrare retorico, ma posso assicurarvi che non lo è. Anzi, al contrario è quanto di più reale possa accadere ad una persona.

Franca (volontaria)
Ciò che ho ricevuto di concreto dal lavoro dell’happening è l’aspetto che riguarda il dare ed il ricevere, principio fondamentale e alla base dell’aiuto che da il centro Polaris.
L’ho percepito realmente quando ho terminato di spiegare la mostra ad una signora. Lei era commossa perché da quei pannelli eravamo riuscita a trasmetterle il vero senso di amicizia e di voglia di felicità che ci accomuna. Con le lacrime agli occhi mi ha detto una parola, la più semplice, magari usata anche tante volte senza badare il senso, questa parola è grazie…e per me sentirmela dire è stato il frutto del mio lavoro dell’ happening…quindi posso affermare che grazie a questo lavoro sono riuscita a trasmettere ciò che per me è il Polaris e l’amicizia, ma più che altro ho ricevuto qualcosa di concreto che mi ha reso felice e completa.

Caterina
Questo e il primo Happening dei Giovani a cui ho partecipato sia come spettatrice che come parte integrante della manifestazione e allo stesso tempo è la prima volta che ho avuto la possibilità di approfondire la figura di Dante Alighieri e la sua Divina commedia che ho iniziato a studiare proprio in questo periodo… Mi reputo fortunata per aver avuto la possibilità di approfondire argomenti che mi stanno così a cuore attraverso la lettura di passi che solitamente si pensa siano parte di un passato indefinito, di un epoca che non ci riguarda o, come accade più spesso, di un periodo della vita che si chiude con la fine dell’ interrogazione e che smette di avere un qualche effetto su di noi…Per questo non smetterò mai di essere grata: per aver capito che non si conosce un opera solo per averla studiata mesi a scuola… ma per aver scoperto che c’è qualcosa, dentro quell’opera, che è parte di te.
Caterina
…L’Happening è stato il banco di prova e di inizio di questo “qualcosa” di nuovo. La preparazione di tutto l’evento è stato un terreno di confronto che mi ha aiutato a fare chiarezza su quello che io vivevo. Partendo da Dante sono arrivata a me.
Sapere di non essere sola è stato fonte di grande forza. Ho avuto la conferma che non si può essere soli per fare esperienza delle cose belle.
Quello che ho provato quella mattina, poco dopo le prove, con il teatro vuoto, prima dell’inizio, non si può descrivere a parole. Siamo andati in scena, non come semplice “rappresentazione” teatrale. Lì di finto non c’era proprio niente. Non ero un attrice , ma una persona consapevole del lavoro fatto. Il culmine delle mie riflessioni è l’inizio di qualcosa. Questo lavoro è servito prima di tutto a me, per mantenermi consapevole nella realtà.
C’è bisogno di questi confronti perché una persona non si “spenga”. Per mantenersi vivi ci vuole molto di più. Io sono partita dal mio desiderio, non volevo che tutto finisse.

Angela
Quando ci siamo spostati al Centro Polaris, è cambiata completamente la mia adolescenza, il mio modo di vedere la vita, il mio modo di interagire con le persone perché ha tirato fuori da me la voglia di andare più al fondo delle cose. Ho studiato qualche volta anche con gusto, ma soprattutto è emersa di più la voglia di conoscere! Devo ringraziare per questo l’Anto, ma in particolare Stefano. Credo di non aver mai conosciuto una persona come lui. Mi è anche difficile descrivere l’aiuto che mi dà perché è, ed è stato fino ad ora nel cammino delle superiori una figura per me importantissima. Mi ha spronato a studiare, facendomi capire cosa c’è di bello nello studio, mi ha chiamato e mi chiama sempre per sapere va l’interrogazione oppure la verifica e soprattutto vedo nei suoi occhi il bene che mi vuole!!
Quest’anno, purtroppo, frequento poco il centro perché giocando a calcio ho allenamento tutti i giorni….
Però devo dire che questa difficoltà non mi ferma, infatti, non potendo fare altro, ho iniziato ad andare in biblioteca dalle 9 di sera fino alla chiusura. E questo non sarebbe stato possibile senza questa amicizia.
Certe volte quando sono costretto a saltare allenamento per bisogno di studiare, questo mi comporta una serie infinita minacce e lamentele da parte dell’allenatore, a cui forse non interessa quello che c’è per me al di fuori della passione per il calcio, cosa che al contrario ai miei amici del centro interessa molto!!
Fin dalla prima volta in cui sono entrato al “vecchio Centro” tutto mi è stato chiaro. Avevo intuito che quel luogo era per me, ma solo continuando a frequentarlo accettandone la proposta, l’ho capito di più!

Christian
Dopo 4 anni che vengo a questa Associazione con il soprannome di POLARIS e vivendo con i più grandi, momenti di felicità, e allo stesso tempo di infelicità, mi sono sempre confidato e ho detto tutto quello che mi accadeva, alle mie due amiche che sono, diciamo, le “cape” del gruppo medie: la Vilma e la Marina.
Comunque, questa Associazione consiste nel fare i compiti e studiare appunto con gli adulti, ma non si fa solo questo, a volte si esce per festeggiare un qualcosa oppure per stare un po’ assieme agli amici e agli adulti, per raccontarci cosa abbiamo capito e cosa vogliamo capire negli anni seguenti, Ad esempio: prima non capivo cosa voleva dire ignorante o al contrario secchione, ma adesso capisco la differenza fra queste due parole, grazie agli Amici di Enzo.
Vedete, da una parte confidarmi con loro due è anche divertente perché anche se si affronta un discorso delicato si passa sempre dal fatto di non lasciarsi schiacciare da quello che uno vive e anche quando mi voglio sfogare so da chi andare e come parlare anche se, a volte, da quanto mi vogliono bene, si preoccupano più di me.
Invece, ritornando al discorso dell’ ignorante e del secchione, ho capito che la differenza è questa: prima, se guardavo l’ignorante e poi il secchione dicevo tra me e me: “questo viene bocciato e quello viene promosso”, (d’altra parte questo è quello che è successo anche a me), adesso però la penso così. Se guardo l’ignorante penso: “è meglio dargli una mano e aiutarci insieme a camminare, se guardo il secchione io lo prego e lo convinco ad aiutarmi”.
Se ho capito tutto questo è grazie agli Amici di Enzo perché ho imparato a stare di più alla realtà.

Michael